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La Fondazione
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Amintore Fanfani, insigne protagonista della politica italiana e internazionale del secondo Novecento, si spense a Roma il 20 novembre 1999. I funerali ebbero luogo nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, al cospetto di una grande folla. Quello stesso giorno alcuni sinceri estimatori e collaboratori dello scomparso, Ettore Bernabei, Gaetano Gifuni, Cesare Cursi, Lamberto Cardia, Ignazio Contu, cominciarono a interrogarsi sul modo più efficace di valorizzare e tramandare il patrimonio di idee, esperienze e conoscenze che Fanfani lasciava dietro di sé. Il progetto di una Fondazione a lui intitolata s’impose da subito. Essa avrebbe raccolto quanto poteva essersi accumulato nella biblioteca e nell’archivio di un uomo che per mezzo secolo era stato, oltre che docente universitario, coraggioso leader di partito, attivissimo membro dell’Assemblea Costituente, deputato e senatore in tutte le legislature repubblicane, ripetutamente Presidente del Consiglio, titolare degli Esteri e di altri importanti Ministeri, per quindici anni Presidente del Senato, senza dimenticare la Presidenza della XX Assemblea generale dell’Onu, che egli tenne negli anni 1965-1966, unico statista italiano mai assurto a un così prestigioso incarico. Le carte appartenute a Fanfani furono raccolte e sottoposte ad un primo censimento. Prese corpo un archivio di notevoli dimensioni, assai vario per tipologia documentaria: epistolari, diari autografi, minute, testi a stampa, fotografie. Prevalse l’opinione che soltanto un’istituzione pubblica avrebbe potuto disporre di spazi e di mezzi adeguati alla conservazione e alla valorizzazione del materiale. La Fondazione cedette perciò questo ingente patrimonio al Senato della Repubblica, che si mostrò disposto a condividere il proposito di favorire la diffusione e l’approfondimento del pensiero di Fanfani. Le carte fanno parte oggi dell’Archivio Storico del Senato, dove ogni studioso serio e qualificato potrà consultarle. Si convenne che la Fondazione non si sarebbe limitata a custodire inerzialmente la memoria del Presidente Fanfani. Essa avrebbe anche svolto una precisa azione culturale: ricordando e attualizzando l’insegnamento di Fanfani, lo avrebbe mantenuto vivo e accessibile alle nuove generazioni. Fra i suoi lasciti restano valide le lungimiranti anticipazioni di fenomeni che soltanto alla fine del secolo scorso hanno dispiegato la propria portata; ed è certamente attuale lo spirito che lo muoveva a criticare tanto i sistemi collettivistici, quanto un capitalismo disgiunto da principi etici. La Fondazione avrebbe sottoposto tutte queste anticipazioni a liberi dibattiti. Da qui, da questa esigenza di confronto con i problemi che impegnano, spesso travagliano, l’uomo di oggi, l’intento di promuovere studi e ricerche senza pregiudizi sulle questioni, anche ecologiche, aperte dai processi di modernizzazione sociale, economica e tecnologica, nonché l’ambizione di offrire alla classe dirigente e al mondo della cultura un contributo di approfondimento e di analisi, nel rispetto di quello che fu il metodo seguito da Fanfani sia nell’azione politica sia negli studi: far preceder le proprie scelte progettuali e le proprie decisioni da una ricognizione delle situazioni date e delle possibili evoluzioni di esse, affiancare all’indagine sul presente la valutazione degli scenari del futuro. È auspicio della Fondazione Fanfani che la sua attività possa agevolare la comprensione del passato e favorire, accanto all’intelligenza dei meccanismi socio-economici in corso, l’interpretazione delle difficoltà e delle tensioni politiche che attraversano i nostri giorni. |
Fondazione Amintore Fanfani |
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