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Lo ius soli, fra polemiche e statistiche

ius soli

Nei giorni scorsi avrete sicuramente sentito parlare di ius soli, un termine latino che fa riferimento ad una legge in discussione dal settembre del 2015 e che a breve dovrebbe passare al vaglio del Senato. Ma di cosa si tratta e perché sta suscitando tante polemiche all’interno delle camere con addirittura qualche episodio di scontri fisici e proteste da parte di alcune fazioni politiche?

Questa nuova riforma ha a che fare col diritto di cittadinanza e ne modificherebbe buona parte delle condizioni attualmente vigenti, considerate fra le più rigide in Europa. L’idea alla base degli emendamenti presentati nel Settembre 2015 e già approvati dalla Camera, è quella di semplificare l’ottenimento della cittadinanza per i figli di immigrati in possesso di permessi di soggiorno di lungo periodo o diritto di soggiorno permanente nel nostro Paese.

La riforma, ferma al Senato da quasi due anni, introduce i principi dello ius soli “temperato” e dello ius culturae. Principalmente, i casi previsti sono due:

1) – IUS SOLI. Si riconosce la cittadinanza italiana a chi è “nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso dell’Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo (cittadini extra Ue) o il “diritto di soggiorno permanente” (cittadini Ue)”.

2) – IUS CULTURAE. Beneficiario è “il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale”.

In entrambi i casi, l’acquisto della cittadinanza italiana si realizza mediante dichiarazione di volontà, espressa (all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore) da parte di un genitore o di chi eserciti la responsabilità genitoriale. La dichiarazione della volontà di acquisire la cittadinanza italiana deve essere espressa entro il compimento della maggiore età dell’interessato.

I ragazzi stranieri semi-italiani ormai sono decine di migliaia, molti dei quali frequentano già regolarmente le nostre scuole e si sono inseriti perfettamente nella nostra cultura. Secondo voi dunque è giusto concedere loro un riconoscimento legale e di conseguenza tutti i diritti ed i doveri ad esso correlati?

Leo Trevisan

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