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Il prestito Inpdap

Molti di voi sapranno che l’Inpdap non esiste più dopo il decreto Salva Italia di recente emanazione, ma le sue funzioni esistono tutt’ora e sono state trasferite sotto il controllo dell’INPS, fra esse vi è anche il prestito Inpdap. Vediamo nel dettaglio a chi si rivolge e in cosa consistono le varie soluzione offerte.

I prestiti Inpdap si rivolgono soltanto ai dipendenti pubblici che per averne diritto devono quindi essere iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici. Esistono 3 tipologie di soluzioni finanziarie offerte a seconda delle necessità del richiedente: Piccoli Prestiti, Prestiti Pluriennali Diretti e Prestiti Pluriennali Garantiti.

I Piccoli Prestiti si rivolgono sopratutto a coloro che hanno necessità di sopperire alle quotidiane spese di natura domestica come la spesa, le bollette, un problema medico non previsto e via discorrendo. Essi hanno una durata che va dai 2 ai 4 anni e non è richiesta alcuna documentazione di spesa. Le somme accordate invece sono variabili a seconda del profilo creditizio del richiedente e alla durata del finanziamento.

Quando si presenta una necessità personale o familiare più grave, che richiede quindi una spesa maggiore, è possibile richiedere i Prestiti Pluriennali Diretti che hanno una durata superiore (da 6 a 10 anni) e possono essere molto più consistenti rispetto ai piccoli prestiti. Essi però hanno anche requisiti più rigidi per essere concessi, ad esempio il richiedente deve avere un contratto a tempo indeterminato oppure, se è a tempo determinato, deve avere una durata di almeno 3 anni e le rate devono essere rimborsate entro il termine del contratto, usando come garanzia anche il tfr.In più è necessario fornire una documentazione concreta sulla causa della necessità.

I Prestiti Pluriennali Garantiti invece si erogano a fronte dei rischi di: decesso dell’iscritto prima che sia estinta la cessione; cessazione dal servizio senza diritto a pensione; riduzione dello stipendio del cedente. Essi hanno durata da 5 a 10 anni e non richiedono alcuna documentazione scritta se non un certificato medico di buona salute del richiedente.

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Incremento dei mutui

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’ Istat sembrerebbe confermato un incremento tangibile della compravendita di immobili ed un conseguente aumento dei muti che i cittadini hanno scelto di stipulare con banche ed altri enti nel secondo trimestre del 2015. Un segno flebile ma positivo di una lenta ripresa economica nazionale che consente a sempre più cittadini di tornare ad investire sulle proprie abitazioni.

I dati riportati dall’agenzia di statistica mostrano un effettivo aumento del 6,2% di contratti notarili relativi alla compravendita degli immobili rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, questi dimostra che il potere economico dei cittadini italiani sta effettivamente aumentando seppur ancora troppo lentamente per considerare la crisi scongiurata del tutto.

Con questo incremento di vendite e acquisti sono ripartiti anche i mutui che sulla media nazionale hanno visto addirittura un incremento del 23,1% per un totale di 88.173 mutui in totale stipulati nel secondo trimestre di quest’anno. Numeri non indifferenti se pensiamo a quanto erano calati drasticamente solo fino all’anno scorso.

Il primo semestre 2015 si conclude, dunque, in positivo per le compravendite, i mutui, i finanziamenti ed altre obbligazioni. Le compravendite crescono per il settore immobiliare (+1,5%), grazie alla performance del settore abitativo (+1,8%) e nonostante la variazione negativa del comparto ad uso economico (-1,8%). I mutui registrano una variazione positiva del 16%, per un totale di 156.334 convenzioni.

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Approvata la legge che tutela il Cinema

Manca meno di un mese all’entrata in vigore della nuova legge Franceschini approvata il 3 novembre scorso, che ha come obiettivo principale il rilancio del settore cinematografico ed audiovisivo italiano, pilastro economico e sociale della nostra nazione. In questo articolo elencheremo i punti salienti della legge, analizzandone a grandi linee i concetti.

  1. Istituzione di un “Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e audiovisivo” di almeno 400 milioni annui

Il Fondo è finalizzato a supportare finanziariamente tutti gli interventi a sostegno del settore. Il Fondo sarà direttamente finanziato dagli introiti erariali, nello specifico con una quota pari all’11 per cento delle imposte ai fini IRES e IVA versate dalle imprese del settore; la legge prevede comunque una dotazione minima del Fondo pari a 400 milioni di Euro annui. Si imposta così un meccanismo di “autofinanziamento” del settore.

  1. Introduzione di contributi automatici e riduzione dei contributi selettivi

Il Ministero, attingendo al Fondo, eroga contributi automatici in favore di imprese che producano o distribuiscano all’estero nuove opere cinematografiche e audiovisive italiane. La quantificazione del contributo avviene secondo parametri oggettivi che tengono conto dei risultati economici, artistici e di diffusione, considerando le opere precedentemente prodotte o distribuite dalla medesima impresa.

  1. Potenziamento degli strumenti di sostegno finanziario

Il tax credit, ideato per incentivare la produzione e la distribuzione di opere cinematografiche italiane, viene potenziato. La legge prevede sei diverse tipologie di tax credit.

  1. Valorizzazione delle sale cinematografiche e digitalizzazione del patrimonio artistico

È previsto un Piano straordinario per un importo fino a 120 milioni di Euro in cinque anni per riattivare le sale chiuse e aprirne di nuove, cercando di favorire la conservazione e la valorizzazione delle sale storiche attraverso il vincolo di destinazione d’uso. Questo intervento di recupero delle sale cinematografiche si affianca al piano straordinario di digitalizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo, concesso a imprese di post-produzione in proporzione al volume dei contenuti digitalizzati.

  1. Riordino normative di settori importanti dell’audiovisivo

Viene attribuita al Governo un’ampia delega per la riforma del pubblico registro cinematografico, la riforma della revisione cinematografica (con la soppressione della c.d. “censura preventiva” e la responsabilizzazione degli operatori del settore in ordine alla classificazione dei contenuti) e la riforma della promozione della trasmissione e diffusione delle opere europee da parte dei fornitori di servizi media audiovisivi.

  1. Istituzione del “Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo”

Il Consiglio Superiore sarà composto da undici membri dotati di comprovata professionalità ed esperienza nel settore, con compiti di consulenza e supporto nell’elaborazione e attuazione delle politiche di settore, nonché nella predisposizione di indirizzi e criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività cinematografiche e dell’audiovisivo.

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Referendum Costituzionale, le ultime parole di Renzi

Ieri a Bosco Albergati in provincia di Modena si è svolta la Festa dell’Unità a cui, fra gli altri partecipanti, è intervenuto anche il premier e segretario del PD, Matteo Renzi. Il suo monologo è iniziato con una scusa, il segretario di sinistra infatti ha detto di aver commesso un errore a personalizzare troppo la riforma costituzionale oggetto del referendum popolare che si terrà fra qualche mese.

Essa, aggiunge il premier, deve i natali all’ ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ne ha gettato le basi. <<Ciò non di meno>>, continua Renzi, <<andiamo avanti nel sostenere l’importanza del si e nei mesi a venire continueremo l’opera di comunicazione con le altre frange politiche per far comprendere loro l’importanza di abolire il Senato>>.

Secondo il segretario PD infatti la modifica della Costituzione consentirebbe un taglio netto alle spese d’amministrazione del paese per un valore di 500 milioni di euro l’anno, che andrebbero impiegati nei fondi di assistenza sociale per le famiglie italiane in difficoltà.

Matteo Renzi continua poi spostando l’argomento sulle lotte intestine al partito invitando gli oppositori a presentare le loro ragioni di dissonanza al congresso PD, che si tiene ogni 4 anni, per la scelta del nuovo segretario generale, evitando in un momento così delicato per il Paese di creare ulteriore scompiglio, definendo le loro richieste “Sindrome di Bertinotti”.

Cosa pensate voi del referendum costituzionale? Che sia davvero tutto rosa e fiori come tenta di dipingerlo il segretario del PD o vi saranno conseguenze ben più gravi nella limitazione del potere popolare come sostiene l’opposizione?

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Prestiti famiglie italiane: com’è andato il 2019?

Il 2019 è quasi al suo termine e in questi giorni sono state rese pubbliche le stime ed i numeri relativi ai prestiti che le famiglie italiane e le imprese hanno stipulato durante il corso dell’anno. I risultati confermano una crescita non poco rilevante dei prestiti erogati a privati ma denota anche un’ abbassamento dei prestiti personali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, cosa significa ciò?

Il dato più importante che emerge dalla ricerca condotta da Eurisc è che le famiglie italiane stanno riguadagnando fiducia dopo i passati anni di crisi, estremamente negativi, cercando di investire in progetti rivolti al benessere familiare o all’acquisto di beni. I dati dimostrano che a sostenere l’andamento positivo dei prestiti finalizzati sono in primis i settori di auto e moto (con il 2,7% in più), beni ormai divenuti di primaria necessità per sopperire agli spostamenti quotidiani.

Oltre al settore dei trasporti personali però si può notare come gli italiani abbiano ricominciato ad investire anche negli elettrodomestici, nell’elettronica di consumo e nell’arredamento. Siamo davvero di fronte ad una flebile ripresa? Sicuramente va detto che il 2019 è stato un anno in cui il mercato dei prestiti ha chiuso sempre in maniera positiva ed in crescita ad ogni rilevazione, eccezion fatta per il mese di dicembre in cui vi è stato un piccolo calo.

Quello che possiamo augurarci è che la ripresa continui incessante anche per il 2020 così da poter finalmente tornare alla normalità ed asserire prima o poi che la crisi è stata finalmente debellata.

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La portabilità del mutuo

Una caratteristica dei mutui che forse non tutti conoscono è la portabilità. Assumiamo ad esempio che abbiate stipulato un mutuo con la vostra banca di fiducia. Avete pagato regolarmente le rate per qualche anno, poi però avete scoperto una banca nuova, che vi offrirebbe tassi di interesse più vantaggiosi e convenienti. La portabilità del mutuo vi permette di trasferire il suddetto, qualora decidiate di affiliarvi alla nuova banca abbandonando quella vecchia, senza incappare in costi aggiuntivi.

La banca subentrante ha l’onore di estinguere il debito nei confronti dell’originaria banca con cui il cliente ha stipulato il mutuo, mentre il cliente verserà le rate col nuovo tasso d’interesse alla nuova banca senza dover sostenere alcuna spesa extra. Il procedimento è estremamente semplice e non richiede molto tempo per essere completato, anche perchè la banca originaria ha un massimo di 30 giorni lavorativi per concedere il trasferimento del mutuo al cliente; se dovesse superare questo termine infatti si troverebbe costretta a versare una penale pari all’ 1% della somma per ogni mese di ritardo qualora il disguido dipendesse da fatti imputabili direttamente all’ istituto.

La modalità di richiesta di surrogazione del mutuo è abbastanza semplice. Il cliente deve inviare un documento scritto o via mail (spesso fornito sotto forma di modulo da compilare dalla banca che si prenderà in carico il mutuo) in cui specifica gli estremi del mutuo, l’ammontare del debito rimanente ed altri dati fondamentali. Questo darà modo all’istituto di credito di avviare le procedure per l’acquisizione.

Una volta stabiliti i termini, gli interessi e le modalità di pagamento, il cliente potrà tornare a pagare regolarmente godendo però dei nuovi benefici offerti dal nuovo istituto di credito.

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Il lavoro è davvero un diritto in Italia?

L’ articolo 4 della Costituzione Italiana “riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro”. Ma in Italia negli ultimi anni, questo principio fondante della nostra carta costituzionale, sembra essere venuto meno. Contratti sbilanciati, poteri non equilibrati nelle mani delle aziende e sempre meno tutele per i lavoratori, oltre ad un elevato tasso di disoccupazione giovanile e tanti licenziamenti ci hanno fatto venire il dubbio che più che un diritto ormai lavorare sia diventato un privilegio.

Non si vuole fare polemica in questo articolo, ci teniamo a precisarlo, soprattutto perché la crisi, seppur ormai lontana, ancora esercita la propria influenza su imprese e lavoratori. Ma sembra che le misure adottate dal Governo e le tutele che i Sindacati dovrebbero garantire ai propri iscritti, comincino a scarseggiare, in favore di interessi di natura ben differente.

Rispettare il diritto al lavoro è fondamentale per qualunque Paese democratico ma vogliamo anche andare un po’ contro corrente. Lasciando un attimo da parte tutte le questioni politiche ed economiche, sopra citate, possiamo dire che il lavoro è anche un merito per il cittadino, non solo un diritto.

Parliamo di merito perché chi ha la fortuna di ottenere un contratto, deve anche essere pronto ad impegnarsi al massimo per conservare il proprio posto di lavoro. Con questo non vogliamo difendere alcune pratiche tossiche di sfruttamento delle risorse fino allo stremo con orari e carichi troppo impegnativi, ma è comunque giusto svolgere bene e con cognizione di causa la propria attività.

Specializzarsi, studiare, fare pratica ed apprendere  sono tutti fattori che servono a supportare il concetto di meritocrazia, a volte poco considerato in Italia per via della nostra mentalità egoista, ma che deve tornare in auge. Quindi concludendo si il lavoro è un diritto ma deve anche essere considerato un dovere.

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Gelosia ossessiva? Si tratta di maltrattamento

Ebbene si, finalmente grazie ad una sentenza della corte di Cassazione del 14 maggio 2015, la gelosia morbosa da parte di uno dei coniugi è diventata a tutti gli effetti un reato penalmente perseguito, che viene considerato maltrattamento in famiglia e si va ad integrare a quelli già presenti come le percosse, lesioni, ingiurie, minacce e privazioni. Una grande vittoria soprattutto per quelle donne spesso vittime dell’ attenzione morbosa di alcuni uomini.

La gelosia morbosa, che si manifesta con continue contestazioni di tradimenti inesistenti, ricerca incessante di tracce di relazioni extra coniugali attraverso il controllo di telefoni e computers, reiterate richieste di prova del DNA sui figli, controllo degli spostamenti ed orari di rientro, configura infatti ,a detta della Suprema Corte ,una vessazione psicologica punita dalla legge.

Si tratta a tutti gli effetti di una violenza psicologica che spesso rischia di sfociare anche in quella fisica e che, nei casi più gravi, può portare a lesioni serie o addirittura all’ omicidio. Il fatto che la Cassazione abbia riconosciuto la gravità di questa tipologia di comportamenti morbosi come qualcosa che deve essere punito, forse potrebbe salvare molte vite in futuro.

La sentenza però non si limita alla gelosia morbosa fra i coniugi, ma si estende anche a quei soggetti familiari che vengono considerati più deboli, ad esempio la gelosia di un padre per la figlia che lo porta a limitarne la libertà in maniera grave, tanto da causarle danni sia psicologici che fisici.

A seconda dei casi specifici le punizioni impartite a chi commette il reato di maltrattamento familiare possono variare molto, dai semplici ammonimenti ad una reclusione vera e propria nei casi più gravi.

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Cessione del Quinto Rifiutata: i Vari Casi

La cessione del quinto può essere rifiutata in alcuni casi. Anche se questa modalità di prestito personale è fra le più diffuse, in particolare fra lavoratori e pensionati, oltre ad essere abbastanza facile da ottenere, può capitare che venga rifiutata. Di seguito ne analizzeremo i requisiti per ottenerla con un occhio di riguardo alle limitazioni.

 

I requisiti della cessione del quinto e in quali casi può essere rifiutata

La cessione del quinto è un ottimo modo per ottenere un prestito per tutti coloro che hanno un entrata fissa mensile (costituita in particolare da pensione o busta paga). In questo caso saranno direttamente INPS (per i pensionati) o il datore di lavoro (per lavoratori dipendenti), a provvedere a versare al creditore la rata mensile trattenendola direttamente dallo stipendio.

Vi sono però alcuni casi in cui questa garanzia non è sufficiente agli occhi di banche e istituti di credito, vediamo insieme quali sono.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, i maggiori problemi si riscontrano quando sono impiegati in aziende private di piccole dimensioni (con meno di 16 dipendenti), ritenute realtà poco solide. Ad influire sul possibile rifiuto della cessione del quinto vi è anche l’età dell’azienda (considerata troppo giovane se aperta da meno di due anni), i bilanci non del tutto chiari, ma anche un TFR troppo esiguo (per via di una recente assunzione) o l’evidente stato di salute cagionevole del richiedente.

Nel caso dei pensionati, invece, quello che influisce maggiormente è l’età. Se si superano gli 80 anni è infatti sempre più difficile ottenere il finanziamento. Anche il tipo di pensione percepita e il suo importo possono influenzare il rifiuto. Se, ad esempio, tolta la rata del prestito non si arriva a 500 euro mensili, il finanziamento verrà rifiutato.

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Più trasparenza sui mutui immobiliari

Dopo la lunga crisi che ha colpito praticamente ogni settore dell’economia italiana, finalmente si sta vedendo una ripresa significativa negli ultimi mesi, in particolare nel mercato immobiliare che ha visto a luglio di quest’anno un incremento dell’ 1,8% rispetto allo stesso periodo nello scorso anno per quanto riguarda l’erogazione di mutui alle famiglie. Questo dato positivo è stato accompagnato dall’annuncio da parte dell’ ABI (Associazione Bancaria Italiana) della stesura di nuove linee guida per dare più trasparenza ai mutui.

Le Linee Guida, così definite, si focalizzano principalmente sulle valutazioni immobiliari, definendone un protocollo che risulterà essere vantaggioso sia per l’acquirente che per l’istituto di credito che dovrà erogare il prestito. Il testo è già presente nel 73% degli sportelli bancari, ma anche in tutti gli ordini e collegi rappresentativi dei professionisti abilitati alla valutazione e in tutte le numerose società di valutazione immobiliare.

Le Linee Guida introducono un sistema di valutazione più attento e mirato per gli immobili, tenendo conto anche delle caratteristiche energetiche e di sicurezza sismica e idrogeologica degli edifici, nonché delle aree verdi di pertinenza degli stessi. Questo renderà di fatto le valutazioni oggettive e confrontabili donando al mutuatario e all’istituto di credito una maggior consapevolezza del valore reale dell’ immobile stesso e del conseguente investimento.

Per garantire ulteriore trasparenza nella valutazione immobiliare alcuni dei seguenti principi assumono una particolare rilevanza: il valore di mercato, il codice di condotta dei Periti, procedure e metodi di valutazione, il metodo del confronto di mercato e il metodo finanziario. In aggiunta alle Linee Guida, durante il tavolo Tecnico che le ha sviluppate, è stato redatto anche un documento in collaborazione fra ABI e le associazioni di periti (Tecnoborsa e Assovib), il quale tiene conto anche dei dettami europei in merito ai mutui.