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Unione Europea, funzioni e breve storia

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Come tutti sappiamo l’Europa è attualmente governata da quella che prende il nome di Unione Europea. Governata forse non è esattamente il termine più corretto, poichè gli Stati membri mantengono la propria identità distinta ed autorità sul proprio territorio, quindi è forse più corretto dire che l’Unione rappresenta la volontà di coesione e collaborazione fra i suddetti paesi membri ed amministra i rapporti economici e sociali dei medesimi.

Appartenere all’ Unione Europea è quindi un prestigio ed un vantaggio sopratutto dal punto di vista economico, quando i controlli vengono fatti a dovere, poichè uno dei principi basilari dell’ UE è proprio la libera circolazione delle merci senza dover incorrere nella tassazione e nelle lunghe tempistiche doganali. Parlando di libera circolazione essa è concessa anche a tutti i cittadini degli stati membri da e verso altri stati appartenenti all’Unione, senza quindi la necessità di permessi di soggiorno o simili. Questo ha aperto le porte ad una collaborazione intensa sia economica che sociale che ha reso grande tutta l’Europa.

Il vecchio continente, grazie alla coesione e agli sforzi comuni per migliorare, ha raggiunto un ruolo determinante nella politica mondiale. Ma come si è giunti a questo? Storicamente l’Europa è sempre stata divisa da conflitti interni ed altrettante volte unita sotto la stessa bandiera, basta ricordare l’impero romano ad esempio, ma la prima vera unione di stati europei è avvenuta dopo la seconda guerra mondiale.

In un continente provato dai pesanti conflitti interni si era diffusa l’idea di ripartire insieme, collaborare per creare qualcosa di nuovo allo scopo di scongiurare nuove guerre dal potenziale tanto distruttivo. Così venne fondata la prima Comunità europea del carbone e dell’acciaio, che dopo qualche anno è diventata la Comunità Economica Europea in seguito all’unione doganale dei vari stati membri. Sarà solo dopo il trattato di  Maastricht però che potremo parlare dell’attuale Unione Europea, poichè oltre all’aspetto economico, viene aggiunta anche un’ unificazione a livello sociale e politico.

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Il voto, diritto e dovere

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L’ Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, queste sono le prime righe della nostra Costituzione. La parola chiave che ci interessa in questo contesto è Democratica. Come molti sapranno questa parola indica che il potere decisionale è al popolo o almeno è quello che dovrebbe essere in teoria. Ma polemiche a parte oggi vogliamo parlare dell’evoluzione del diritto di voto nel nostro paese e quali oneri esso comporta.

Il diritto al voto, fino al 1861 era qualcosa di elitario, riservato esclusivamente ai cittadini più facoltosi della società che avessero superato i 25 anni di età. Vent’anni dopo il Parlamento approva l’estensione di suddetto diritto anche alla medio borghesia, abbassando l’età minima a 21 anni. Col suffragio universale maschile, Giovanni Giolitti rivoluziona ulteriormente il diritto al voto concedendolo a tutti coloro che avessero minimo 21 anni ed avessero superato con esito positivo le scuole elementari, estendendolo poi a qualunque uomo avesse superato i 30 anni a prescindere dal grado di istruzione.

Nel 1918 tutti i cittadini maschi dai 18 anni in su che avessero assolto con successo il servizio militare nella prima guerra mondiale potevano votare liberamente. Perchè questo accada anche per le donne però è necessario attendere fino a dopo la fine della seconda guerra mondiale nel 1945. Ad oggi i requisiti per poter votare sono esclusivamente quelli di essere cittadini italiani ed aver compiuto 18 anni.

Il voto però non è solo un diritto ma è sopratutto considerato un dovere civico per il cittadino. Esso infatti esprimendo il proprio consenso verso l’uno o l’altro partito, contribuisce attivamente alla gestione del paese, affidando l’incarico a quei politici che incarnano le sue ideologie. Questa è essenzialmente la base della democrazia, o almeno quello che dovrebbe essere.

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Mettersi in proprio, come?

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Diventare liberi professionisti, in particolare avvocato, è una scelta che moltissimi giovani, dopo i dovuti anni di tirocinio e pratica in studi legali già avviati, spesso fanno per cominciare ad intraprendere un proprio percorso di crescita professionale. In questo articolo oggi cercheremo di darti le informazioni necessarie ed alcune dritte su come metterti in proprio ed avviare la tua attività correndo i giusti rischi e facendo scelte oculate.

 

L’importanza del tirocinio

Quando si esce dall’università si ha una mente fresca e pronta ad imparare. Confrontarsi in un aula di tribunale però non è affatto come studiare sui libri, ci vuole personalità, carisma, capacità di linguaggio ed ovviamente una vasta conoscenza della legge. Suddette qualità sono necessarie anche per interagire coi propri clienti per poterli consigliare al meglio.

Per questo tantissimi neolaureati in giurisprudenza scelgono di associarsi a diversi studi legali, già avviati e con una clientela fissa, per poter accrescere la propria esperienza ed apprendere il mestiere sul campo. Se il tuo obiettivo è quello di metterti in proprio è assolutamente necessario che tu faccia tesoro di tutti gli insegnamenti dei tuoi mentori e dei colleghi più anziani, poichè l’esperienza può fare davvero la differenza.

 

Cosa Serve?

Il primo step per poter esercitare la professione di avvocato è l’avere ovviamente conseguito una laurea in giurisprudenza ed essere iscritto all’albo. Successivamente sarà necessario aprire una partita iva ed iscriversi alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, per poter versare i contributi di previdenza statali imposti dalla legge.

Ora che avete il vostro studio legale, lo step successivo è scegliere come operare. Grazie ad internet infatti non è più strettamente necessario avere una sede fisica, alcuni optano per una consulenza direttamente online. Scelta che avvantaggia chi comincia sopratutto perchè abbatte le spese d’affitto e di servizio per un immobile.

Naturalmente l’ultimo step è procurarsi la clientela che, per chi è agli inizi, spesso è il più difficile da superare. Secondo il decreto Bersani l’avvocato può ora fare propaganda dei propri servizi tramite pubblicità, che però per chi sta cominciando spesso è troppo dispendiosa. Un buon metodo è il passaparola, fate conoscere le vostre competenze ed offrite sconti iniziali per farvi un nome.

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Foto su Facebook e diritto d’immagine

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Facebook è uno dei social network più in voga da qualche anno a questa parte. La piattaforma che spopola fra utenti di tutte le età è il luogo che molti usano per condividere frammenti delle proprie vite, c’è chi si limita a scrivere qualche pensiero, chi cerca il confronto con gli altri e chi lo utilizza come un vero e proprio diario personale in cui riversare ricordi ed esperienze.

Immancabili sono quindi le fotografie, di persone o luoghi, quando si va in vacanza infatti spesso la prima cosa che si fa è prendere lo smartphone, fare una foto e caricarla direttamente in rete per mostrare a tutti quello che stiamo facendo. Ma pubblicare una foto su Facebook, comporta la perdita dei diritti d’immagine?

Recentemente c’è stato un caso giudiziario a Roma proprio su questo tema. Un giovane ha scattato delle foto durante alcune serate passate nei locali della Capitale e le ha poi condivise sulla propria pagina di Facebook. Qualche giorno dopo, con sua grande sorpresa, ne ha ritrovate alcune pubblicate su diversi quotidiani, senza che nessuno ne avesse citato la fonte o gli avesse chiesto il permesso.

Il giovane ha quindi deciso di rivolgersi al tribunale denunciando una violazione dei diritti d’autore relativi appunto alle fotografie. La controparte citata in causa si è difesa affermando che le foto erano state condivise con impostazione “Pubblica” sulla pagina e che quindi, secondo loro, potevano essere prelevate ed utilizzate liberamente.

Il tribunale, esaminati i fatti, ha però assegnato la vittoria al giovane, dichiarando che la pubblicazione di foto o video su Facebook non fa perdere i diritti di proprietà all’autore, che deve essere quindi sempre consultato e citato nel momento in cui dei terzi vogliano utilizzare i suoi lavori.

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Scopriamo il social lending

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Il social lending è un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi anni grazie al progredire delle tecnologie di telecomunicazione, in particolare la diffusione massiva di internet, e che prevede un tipo di prestito di natura digitale che non passa attraverso i tradizionali istituti finanziari ma si tratto di uno scambio diretto fra privato e privato,  il cosiddetto peer to peer lending o p2p lending.

Il nome, come potrete intuire, deriva dall’inglese “to lend” ovvero prestare. In italiano prende il nome di prestito tra privati poichè si tratta di un vero e proprio prestito che però avviane tramite internet. Per poter svolgere questa attività esistono siti specifici di imprese o enti di social lending che garantiscono transazioni sicure.

Nell’ordinamento giuridico italiano non c’è una disciplina specifica del socisl lending. Il fondamento legale di questa attività è rinvenibile senz’altro nel contratto di mutuo definito dall’art. 1813 del Codice Civile come “il contratto nel quale una parte consegna all’altra una quantità determinata di denaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie o qualità” con l’aggiunta, ai sensi dell’art. 1815 c.c., degli interessi, se espressamente previsti dal contratto.

Bisogna chiarire un punto fondamentale di questa disciplina. Se un privato (sia esso una persona fisica, una società o un ente) decide di prestare soldi ad un altro privato è tutto perfettamente legale. Si può incorrere in violazioni e sanzioni qualora questa attività sia continuativa nel tempo poichè si emulerebbe il ruolo di intermediari finanziari che possono essere riconosciuti solo dalla Banca d’Italia.

Spesso chi presta soldi tramite internet lo fa per aiutare parenti ed amici a ripartire economicamente, per aiutarli a comprare una casa o la sede della loro impresa, si tratta però di prestiti senza garanzia di ritorno quindi il prestatore deve essere consapevole delle scelte che fa.

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Gli stranieri in Italia, una breve sinossi di diritti e doveri

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Il problema dei migranti esiste da tantissimi anni ma ultimamente, a causa delle numerose guerre nei paesi d’origine di questi disperati e della loro instabilità politica, stiamo assistendo ad un flusso sempre più corposo di immigrati, spesso purtroppo clandestini. Le forze politiche su questo argomento sono divise, come sempre, e questo crea confusione nell’ opinione pubblica che non conosce le normative vigenti in Italia che regola i diritti e i doveri degli immigrati.

Uno dei principi di base della Costituzione italiana stabilisce che la nostra Repubblica garantisce a qualunque straniero, regolare e non, i diritti fondamentali dell’essere umano e le libertà ad essi connesse, previsti dalle norme di diritto interno al paese e dalle convenzioni internazionali. Questo significa che chiunque nel nostro paese avrà diritto alle assistenze di base, cibo, viveri, vestiti e via discorrendo.

Premesso ciò bisogna ora distinguere i casi di immigrati regolari ed irregolari. Se un extracomunitario è in possesso di regolare permesso di soggiorno e svolge nel nostro paese un’ attività lavorativa legale, esso può godere di tutte le agevolazioni che spettano ai cittadini italiani, assumendosi però anche la responsabilità del rispetto dei doveri che tale onori presuppongono. A suddetti soggetti è garantita anche la possibilità di ricongiungimento familiare e di iscrizione alle scuole, nel caso il permesso di soggiorno abbia durata prolungata di un anno o più.

I migranti irregolari invece sono limitati nei diritti in base ai diritti vigenti nel loro paese d’origine nei confronti degli stranieri. Essi possono scegliere di mettersi in regola e rientrare quindi nella categoria precedente, oppure verranno accolti per un periodo nei centri di assistenza dedicati fino al giorno del rimpatrio.

Quello che è sicuro ed apprezzabile è la volontà e la capacità dei cittadini comuni di aiutare questi disperati, ma essi non possono fare tutto da soli, per questo lo Stato e l’Europa devono fornire gli aiuti necessari per garantire una convivenza pacifica e di reciproco beneficio.

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Difensore d’ufficio e Gratuito patrocinio, l’errore comune

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Può capitare spesso, sopratutto a chi non è un “addetto ai lavori” di confondere il termine Difensore d’Ufficio con Gratuito Patrocinio. Erroneamente molti pensano che siano due sinonimi per indicare la stessa figura, ovvero un avvocato che ci può difendere senza che lo si debba pagare di tasca nostra, ma la verità è ben differente e ci si rende conto dell’equivoco nel momento in cui il difensore d’ufficio ci presenta la sua parcella.

Volendo essere più specifici per Gratuito patrocinio si intende l’assistenza giudiziaria gratuita perchè pagata dallo Stato, e si rivolge a quei cittadini non abbienti che non possono permettersi una difesa. Essa comporta l’esenzione dal pagamento di alcune spese (cd. “spese prenotate a debito” dello Stato) e le anticipazioni di altre da parte dello Stato (avvocato compreso).

Il difensore d’ufficio ha invece un altro fine, ovvero quello di consentire a chiunque di avere sempre una difesa tecnica quando è assogettato ad un procedimento penale.

Infatti il difensore d’ufficio è un avvocato che viene nominato dallo Stato per difendere l’imputato non ancora provvisto di proprio difensore di fiducia, o che ne sia rimasto privo, e ciò con il solo fine di garantire il diritto di difesa tecnica ne processo.

Per questa ragione il difensore d’ufficio non è nominato dalla parte previa verifica del requisito di ammissibilità  al gratuito patrocinio e, per l’effetto, il suo costo deve essere poi sostenuto dall’imputato, e non dallo Stato.

Quindi ricordate bene questa differenza fondamentale se doveste mai trovarvi nella situazione di dover essere difesi da un difensore d’ ufficio. Informatevi nel dettaglio se suddetta figura sarà soggetta al gratuito patrocinio o meno, onde evitare sorprese spiacevoli.

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Gli affitti per la sede della tua attività

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Stai cercando una sede per la tua attività in affitto e non vuoi spendere troppo? Non sai bene come muoverti in questo vasto mare di offerte? Ti serve decisamente l’aiuto di Trovaloqua.it, il portale italiano più aggiornato e conveniente per trovare gli affitti in ogni città o regione d’ Italia! In questo articolo ti spiegheremo brevemente come funziona la ricerca e come scremare le offerte presenti per trovare quella giusta per te. Incominciamo!

Per trovare una sede in affitto per la tua attività adatta alle tue esigenze ti invitiamo, prima di tutto, a clickare sul link che ti abbiamo riportato. La pagina che apparirà è la sezione del sito di Trovaloqua.it relativa agli affitti in generale. Per ricercare solo affitti di immobili ad uso commerciale dovrai aprire la finestra a scorrimento che si intitola “scegli tipo di bene” e scorrere fino a “Commerciale”. Gli altri parametri sono facoltativi ma se desideri un immobile con caratteristiche particolari, che non superi un certo prezzo puoi impostare tutto a tuo piacimento.

Una volta settate le caratteristiche di tuo interesse e dato inizio alla ricerca, dopo pochi istanti ti appariranno a video tutte le offerte disponibili con quelle determinate caratteristiche. Aprendo gli annunci vedrai nel dettaglio la descrizione e potrai contattare direttamente il proprietario per accordarti sul prezzo e via discorrendo.

Prima di eseguire tutte queste operazioni però è necessario creare un profilo su Trovaloqua.it, non temere non ci vuole molto e la registrazione è completamente gratuita, oltre al fatto che iscrivendoti puoi tenere traccia di tutti gli annunci che ti interessano e ritrovarli con facilità. Ecco il modo più semplice e sicuro per trovare una sede per la tua attività in affitto!

 

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Ing Direct e Mutuo Arancio

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Non so se vi è mai capitato di vederlo, ma spesso in tv o sui giornali, vengono pubblicizzate le offerti delle banche che propongono ai propri clienti mutui estremamente vantaggiosi. Naturalmente c’è molto marketing ma ci sono anche offerte piuttosto valide in mezzo al mare di propaganda. Oggi vogliamo illustrarvi alcune caratteristiche del famoso Mutuo Arancio di Ing Direct.

Ing Direct, la famosa “banca della zucca”, ha come punto cardine la flessibilità delle sue offerte. Guardando ad esempio al mutuo arancio sopra citato, avrete la possibilità di scegliere ogni aspetto di quest’ ultimo, in totale libertà. Sarà ad esempio possibile scegliere il tipo di mutuo più consono alle vostre esigenze:

  • Mutuo Acquisto è la forma ideale di finanziamento per l’acquisto della prima o della seconda casa;
  • Rottamazione permette di sostituire gratuitamente il tuo mutuo;
  • Mutuo + soldi per rifinanziare il tuo mutuo ed ottenere maggiore liquidità;
  • Mutuo di Liquidità per ristrutturare o per affrontare in tutta sicurezza le tue spese, usando come riferimento la tua casa;

Puoi scegliere anche la tipologia di tasso d’ interesse che più ti aggrada fra, tasso fisso, tasso variabile o tasso fisso rinegoziabile. Per i possessori di un Conto Arancio è disponibile anche un cospicuo sconto sulla rata qualora scegliessero di addebitarla direttamente sul loro conto. In più avrai sempre a tua disposizione i consigli di un consulente esperto.

Questa estrema flessibilità fa si che Mutuo Arancio sia una delle soluzioni finanziarie più utilizzate poichè riesce ad adattarsi pienamente alle diverse esigenze dei clienti. Per ulteriori informazioni e preventivi vi invitiamo quindi a visitare direttamente il sito internet di Ing Direct.

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La legge è uguale per tutti, forse.

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Secondo l’articolo 3 della Costituzione italiana: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Questo sta alla base della famosa frase che troviamo incisa in ogni aula di tribunale che recita “La legge è uguale per tutti“. Ma molti eventi passati e presenti a volte ci hanno fatto domandare, è davvero così?

Premettiamo che il nostro blog non è interessato ne desidera fare satira di alcun tipo, questo articolo vuole riportare solo un pensiero che molti italiani hanno, e cioè quanto veramente siamo eguali davanti alla legge? Conosciamo tutti i casi di corruzione politica sia degli ultimi tempi con Mafia Capitale ma anche degli anni 90 con Tangentopoli e Mani pulite.

Purtroppo quello che traspare da molti processi che lo Stato ha indetto contro uomini potenti, magari facenti parte dell’amministrazione governativa dello Stato stesso, è che questi ultimi riescano sempre, in un modo o nell’ altro a trovare una scappatoia facendola in barba proprio a quella legge che professa l’uguaglianza come principio fondamentale.

Dunque perchè spesso e volentieri un cittadino comune sorpreso a rubare per fame, si trova a scontare pene ben più rigide rispetto a persone corrotte che hanno derubato il paese per anni e fanno la vita da sultani anche in carcere, quelle rare volte che ci finiscono? La verità è che il potere dei soldi sovrasta quello dell’ideale espresso dalla legge che vorrebbe tutti uguali.

Non possiamo essere uguali perchè non tutti possono permettersi un Ghedini o un Erede, o di sperperare fortune per la nostra difesa. Quindi la legge dovrebbe capire che c’è bisogno di tenere conto anche di queste cose quando si giudica qualcuno. Ma si tratta naturalmente di un’ utopica speranza di un cittadino comune come tanti.

L’ eguaglianza è ben lungi dall’essere rispettata, e di questo gli italiani ormai sono stanchi.