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Consulenza legale online, perchè sceglierla?

"Scales of Justice" Key on Keyboard

Come sappiamo internet ha aperto nuove frontiere su molti aspetti della nostra vita, infatti adesso moltissime commissioni possono essere effettuate via web facendo risparmiare tempo e denaro. Questa incredibile versatilità si può applicare ad ogni area della nostra quotidianità, compresa la consulenza legale. Oggi vedremo perchè questa operazione online può essere valida almeno quanto un faccia a faccia col nostro legale di fiducia.

La consulenza legale online è un’ opzione offerta ormai praticamente da quasi ogni studio legale del paese. Se si necessita di un avvocato o di un notaio, adesso non è più necessario fissare un appuntamento, perdere tempo per recarsi nelle sedi in cui questi professionisti operano o spendere cifre esorbitanti.

Pur conservando un valore maggiore, la consulenza fatta di persona può essere riservata ad una fase più avanzata del procedimento legale; se invece il cliente necessità solo di chiarimenti generali, di consigli o di aiuto con qualche normativa, è possibile bypassare l’incontro reale fornendogli le risposte di cui necessita direttamente via mail.

La consulenza legale online può essere quindi vista come un consulto preliminare utile a decidere se procedere o meno con eventuali incontri faccia a faccia con un professionista per poter meglio discutere il proprio caso. In più essendo quasi sempre gratuito, è un ottimo modo per gli studi legali di dimostrare la propria professionalità attirando nuovi clienti.

Richiedere suddetto servizio è estremamente semplice dal momento che quasi tutti gli studi legali dispongono di un sito web con una sezione appositamente dedicata a ciò. Basterà quindi compilare la maschera con i vostri dati e il testo della mail per ricevere una risposta esaustiva nel più breve tempo possibile.

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Agevolazioni prima casa, quali posso avere?

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La crisi si fa ancora sentire e come sappiamo uno dei settori più colpiti è sicuramente quello immobiliare. Il valore delle case è diminuito drasticamente rispetto a qualche anno fa ma insieme ad esso sono diminuiti anche gli stipendi, rendendo l’acquisto di una casa, sopratutto per i nuovi nuclei familiari, un passaggio davvero difficoltoso.

Per fortuna però lo Stato mette a disposizione delle coppie appena sposate quelle vengono definite agevolazioni sulla prima casa. Se ti trovi anche tu nella situazione di dover acquistare un nuovo immobile e vuoi sapere se hai diritto o meno a queste ultime, allora sei nel posto giusto perchè oggi cercheremo di darti un vademecum generale sui requisiti.

 

Cosa ci vuole per ottenere le agevolazioni per la prima casa?

Innanzi tutto l’immobile deve essere adibito ad uso abitativo ovviamente; non deve essere di lusso, quindi vengono automaticamente esclusi dalle agevolazioni immobili accatastati come A/10; lo sconto viene applicato soltanto ad una singola casa che si trova nel medesimo comune di residenza dell’acquirente oppure nel comune in cui egli intende prendere residenza.

Se rispetti suddetti requisiti potrai fare domanda per le agevolazioni sulla prima casa ottenendo i seguenti benefici:

  • imposta di registro del 3% (2% dal primo gennaio 2014) anziché del 7% (9% dal primo gennaio 2014);
  • IVA del 4% anziché del 10%;
  • le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa di 168 euro (dal 2014 200 euro) anziché del 2% e dell’1%;

Per una coppia appena sposata che non dispone di un supporto finanziario cospicuo, si tratta sicuramente di ottimi sconti che renderanno molto più accessibile l’acquisto di una casa.

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Mutuo Immobiliare, cos’è?

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Quando si deve acquistare una casa fra le opzioni di finanziamento più utilizzate c’è il mutuo immobiliare. Si tratta di un particolare tipo di contratto finanziario che involve principalmente 2 parti, il mutuante, colui che concede il prestito ed il mutuatario ovvero la parte che ne beneficia. Ma come funziona e perchè è uno dei metodi più utilizzati quando si acquista un immobile?

Il mutuo immobiliare è sicuramente uno dei metodi più sicuri e rapidi per poter acquistare casa. Naturalmente questo particolare tipo di prestito richiede delle garanzie, che solitamente vengono identificate in una busta paga, una proprietà su determinati bene e via discorrendo. Il funzionamento di questo contratto è molto semplice: Il mutuante (la banca) se decide che le garanzie offerte sono sufficienti concederà una parte o l’intera somma al mutuatario per comprare la nuova abitazione. Quest’ ultimo dovrà restituire la somma per intero tramite rate mensili suddivise in diversi anni.

Il vantaggio per il mutuatario è quello di avere a disposizione subito una quantità di denaro sufficiente per affrontare le spese impellenti mentre per la Banca è quella di rifarsi dell’investimento tramite gli interessi. Questo è il punto fondamentale da tenere a mente quando si sceglie un mutuo, la quantità di interessi che bisogna versare.

Scegliere il tasso più conveniente equivale ad una spesa minore, per questo è necessario vagliare molte offerte da differenti istituti di credito prima di procedere. Il mutuo immobiliare rimane comunque una soluzione molto valida per avere a disposizione una liquidità immediata.

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Unione Europea, funzioni e breve storia

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Come tutti sappiamo l’Europa è attualmente governata da quella che prende il nome di Unione Europea. Governata forse non è esattamente il termine più corretto, poichè gli Stati membri mantengono la propria identità distinta ed autorità sul proprio territorio, quindi è forse più corretto dire che l’Unione rappresenta la volontà di coesione e collaborazione fra i suddetti paesi membri ed amministra i rapporti economici e sociali dei medesimi.

Appartenere all’ Unione Europea è quindi un prestigio ed un vantaggio sopratutto dal punto di vista economico, quando i controlli vengono fatti a dovere, poichè uno dei principi basilari dell’ UE è proprio la libera circolazione delle merci senza dover incorrere nella tassazione e nelle lunghe tempistiche doganali. Parlando di libera circolazione essa è concessa anche a tutti i cittadini degli stati membri da e verso altri stati appartenenti all’Unione, senza quindi la necessità di permessi di soggiorno o simili. Questo ha aperto le porte ad una collaborazione intensa sia economica che sociale che ha reso grande tutta l’Europa.

Il vecchio continente, grazie alla coesione e agli sforzi comuni per migliorare, ha raggiunto un ruolo determinante nella politica mondiale. Ma come si è giunti a questo? Storicamente l’Europa è sempre stata divisa da conflitti interni ed altrettante volte unita sotto la stessa bandiera, basta ricordare l’impero romano ad esempio, ma la prima vera unione di stati europei è avvenuta dopo la seconda guerra mondiale.

In un continente provato dai pesanti conflitti interni si era diffusa l’idea di ripartire insieme, collaborare per creare qualcosa di nuovo allo scopo di scongiurare nuove guerre dal potenziale tanto distruttivo. Così venne fondata la prima Comunità europea del carbone e dell’acciaio, che dopo qualche anno è diventata la Comunità Economica Europea in seguito all’unione doganale dei vari stati membri. Sarà solo dopo il trattato di  Maastricht però che potremo parlare dell’attuale Unione Europea, poichè oltre all’aspetto economico, viene aggiunta anche un’ unificazione a livello sociale e politico.

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Il voto, diritto e dovere

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L’ Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, queste sono le prime righe della nostra Costituzione. La parola chiave che ci interessa in questo contesto è Democratica. Come molti sapranno questa parola indica che il potere decisionale è al popolo o almeno è quello che dovrebbe essere in teoria. Ma polemiche a parte oggi vogliamo parlare dell’evoluzione del diritto di voto nel nostro paese e quali oneri esso comporta.

Il diritto al voto, fino al 1861 era qualcosa di elitario, riservato esclusivamente ai cittadini più facoltosi della società che avessero superato i 25 anni di età. Vent’anni dopo il Parlamento approva l’estensione di suddetto diritto anche alla medio borghesia, abbassando l’età minima a 21 anni. Col suffragio universale maschile, Giovanni Giolitti rivoluziona ulteriormente il diritto al voto concedendolo a tutti coloro che avessero minimo 21 anni ed avessero superato con esito positivo le scuole elementari, estendendolo poi a qualunque uomo avesse superato i 30 anni a prescindere dal grado di istruzione.

Nel 1918 tutti i cittadini maschi dai 18 anni in su che avessero assolto con successo il servizio militare nella prima guerra mondiale potevano votare liberamente. Perchè questo accada anche per le donne però è necessario attendere fino a dopo la fine della seconda guerra mondiale nel 1945. Ad oggi i requisiti per poter votare sono esclusivamente quelli di essere cittadini italiani ed aver compiuto 18 anni.

Il voto però non è solo un diritto ma è sopratutto considerato un dovere civico per il cittadino. Esso infatti esprimendo il proprio consenso verso l’uno o l’altro partito, contribuisce attivamente alla gestione del paese, affidando l’incarico a quei politici che incarnano le sue ideologie. Questa è essenzialmente la base della democrazia, o almeno quello che dovrebbe essere.

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Mettersi in proprio, come?

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Diventare liberi professionisti, in particolare avvocato, è una scelta che moltissimi giovani, dopo i dovuti anni di tirocinio e pratica in studi legali già avviati, spesso fanno per cominciare ad intraprendere un proprio percorso di crescita professionale. In questo articolo oggi cercheremo di darti le informazioni necessarie ed alcune dritte su come metterti in proprio ed avviare la tua attività correndo i giusti rischi e facendo scelte oculate.

 

L’importanza del tirocinio

Quando si esce dall’università si ha una mente fresca e pronta ad imparare. Confrontarsi in un aula di tribunale però non è affatto come studiare sui libri, ci vuole personalità, carisma, capacità di linguaggio ed ovviamente una vasta conoscenza della legge. Suddette qualità sono necessarie anche per interagire coi propri clienti per poterli consigliare al meglio.

Per questo tantissimi neolaureati in giurisprudenza scelgono di associarsi a diversi studi legali, già avviati e con una clientela fissa, per poter accrescere la propria esperienza ed apprendere il mestiere sul campo. Se il tuo obiettivo è quello di metterti in proprio è assolutamente necessario che tu faccia tesoro di tutti gli insegnamenti dei tuoi mentori e dei colleghi più anziani, poichè l’esperienza può fare davvero la differenza.

 

Cosa Serve?

Il primo step per poter esercitare la professione di avvocato è l’avere ovviamente conseguito una laurea in giurisprudenza ed essere iscritto all’albo. Successivamente sarà necessario aprire una partita iva ed iscriversi alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, per poter versare i contributi di previdenza statali imposti dalla legge.

Ora che avete il vostro studio legale, lo step successivo è scegliere come operare. Grazie ad internet infatti non è più strettamente necessario avere una sede fisica, alcuni optano per una consulenza direttamente online. Scelta che avvantaggia chi comincia sopratutto perchè abbatte le spese d’affitto e di servizio per un immobile.

Naturalmente l’ultimo step è procurarsi la clientela che, per chi è agli inizi, spesso è il più difficile da superare. Secondo il decreto Bersani l’avvocato può ora fare propaganda dei propri servizi tramite pubblicità, che però per chi sta cominciando spesso è troppo dispendiosa. Un buon metodo è il passaparola, fate conoscere le vostre competenze ed offrite sconti iniziali per farvi un nome.

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Foto su Facebook e diritto d’immagine

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Facebook è uno dei social network più in voga da qualche anno a questa parte. La piattaforma che spopola fra utenti di tutte le età è il luogo che molti usano per condividere frammenti delle proprie vite, c’è chi si limita a scrivere qualche pensiero, chi cerca il confronto con gli altri e chi lo utilizza come un vero e proprio diario personale in cui riversare ricordi ed esperienze.

Immancabili sono quindi le fotografie, di persone o luoghi, quando si va in vacanza infatti spesso la prima cosa che si fa è prendere lo smartphone, fare una foto e caricarla direttamente in rete per mostrare a tutti quello che stiamo facendo. Ma pubblicare una foto su Facebook, comporta la perdita dei diritti d’immagine?

Recentemente c’è stato un caso giudiziario a Roma proprio su questo tema. Un giovane ha scattato delle foto durante alcune serate passate nei locali della Capitale e le ha poi condivise sulla propria pagina di Facebook. Qualche giorno dopo, con sua grande sorpresa, ne ha ritrovate alcune pubblicate su diversi quotidiani, senza che nessuno ne avesse citato la fonte o gli avesse chiesto il permesso.

Il giovane ha quindi deciso di rivolgersi al tribunale denunciando una violazione dei diritti d’autore relativi appunto alle fotografie. La controparte citata in causa si è difesa affermando che le foto erano state condivise con impostazione “Pubblica” sulla pagina e che quindi, secondo loro, potevano essere prelevate ed utilizzate liberamente.

Il tribunale, esaminati i fatti, ha però assegnato la vittoria al giovane, dichiarando che la pubblicazione di foto o video su Facebook non fa perdere i diritti di proprietà all’autore, che deve essere quindi sempre consultato e citato nel momento in cui dei terzi vogliano utilizzare i suoi lavori.

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Scopriamo il social lending

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Il social lending è un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi anni grazie al progredire delle tecnologie di telecomunicazione, in particolare la diffusione massiva di internet, e che prevede un tipo di prestito di natura digitale che non passa attraverso i tradizionali istituti finanziari ma si tratto di uno scambio diretto fra privato e privato,  il cosiddetto peer to peer lending o p2p lending.

Il nome, come potrete intuire, deriva dall’inglese “to lend” ovvero prestare. In italiano prende il nome di prestito tra privati poichè si tratta di un vero e proprio prestito che però avviane tramite internet. Per poter svolgere questa attività esistono siti specifici di imprese o enti di social lending che garantiscono transazioni sicure.

Nell’ordinamento giuridico italiano non c’è una disciplina specifica del socisl lending. Il fondamento legale di questa attività è rinvenibile senz’altro nel contratto di mutuo definito dall’art. 1813 del Codice Civile come “il contratto nel quale una parte consegna all’altra una quantità determinata di denaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie o qualità” con l’aggiunta, ai sensi dell’art. 1815 c.c., degli interessi, se espressamente previsti dal contratto.

Bisogna chiarire un punto fondamentale di questa disciplina. Se un privato (sia esso una persona fisica, una società o un ente) decide di prestare soldi ad un altro privato è tutto perfettamente legale. Si può incorrere in violazioni e sanzioni qualora questa attività sia continuativa nel tempo poichè si emulerebbe il ruolo di intermediari finanziari che possono essere riconosciuti solo dalla Banca d’Italia.

Spesso chi presta soldi tramite internet lo fa per aiutare parenti ed amici a ripartire economicamente, per aiutarli a comprare una casa o la sede della loro impresa, si tratta però di prestiti senza garanzia di ritorno quindi il prestatore deve essere consapevole delle scelte che fa.

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Gli stranieri in Italia, una breve sinossi di diritti e doveri

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Il problema dei migranti esiste da tantissimi anni ma ultimamente, a causa delle numerose guerre nei paesi d’origine di questi disperati e della loro instabilità politica, stiamo assistendo ad un flusso sempre più corposo di immigrati, spesso purtroppo clandestini. Le forze politiche su questo argomento sono divise, come sempre, e questo crea confusione nell’ opinione pubblica che non conosce le normative vigenti in Italia che regola i diritti e i doveri degli immigrati.

Uno dei principi di base della Costituzione italiana stabilisce che la nostra Repubblica garantisce a qualunque straniero, regolare e non, i diritti fondamentali dell’essere umano e le libertà ad essi connesse, previsti dalle norme di diritto interno al paese e dalle convenzioni internazionali. Questo significa che chiunque nel nostro paese avrà diritto alle assistenze di base, cibo, viveri, vestiti e via discorrendo.

Premesso ciò bisogna ora distinguere i casi di immigrati regolari ed irregolari. Se un extracomunitario è in possesso di regolare permesso di soggiorno e svolge nel nostro paese un’ attività lavorativa legale, esso può godere di tutte le agevolazioni che spettano ai cittadini italiani, assumendosi però anche la responsabilità del rispetto dei doveri che tale onori presuppongono. A suddetti soggetti è garantita anche la possibilità di ricongiungimento familiare e di iscrizione alle scuole, nel caso il permesso di soggiorno abbia durata prolungata di un anno o più.

I migranti irregolari invece sono limitati nei diritti in base ai diritti vigenti nel loro paese d’origine nei confronti degli stranieri. Essi possono scegliere di mettersi in regola e rientrare quindi nella categoria precedente, oppure verranno accolti per un periodo nei centri di assistenza dedicati fino al giorno del rimpatrio.

Quello che è sicuro ed apprezzabile è la volontà e la capacità dei cittadini comuni di aiutare questi disperati, ma essi non possono fare tutto da soli, per questo lo Stato e l’Europa devono fornire gli aiuti necessari per garantire una convivenza pacifica e di reciproco beneficio.

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Difensore d’ufficio e Gratuito patrocinio, l’errore comune

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Può capitare spesso, sopratutto a chi non è un “addetto ai lavori” di confondere il termine Difensore d’Ufficio con Gratuito Patrocinio. Erroneamente molti pensano che siano due sinonimi per indicare la stessa figura, ovvero un avvocato che ci può difendere senza che lo si debba pagare di tasca nostra, ma la verità è ben differente e ci si rende conto dell’equivoco nel momento in cui il difensore d’ufficio ci presenta la sua parcella.

Volendo essere più specifici per Gratuito patrocinio si intende l’assistenza giudiziaria gratuita perchè pagata dallo Stato, e si rivolge a quei cittadini non abbienti che non possono permettersi una difesa. Essa comporta l’esenzione dal pagamento di alcune spese (cd. “spese prenotate a debito” dello Stato) e le anticipazioni di altre da parte dello Stato (avvocato compreso).

Il difensore d’ufficio ha invece un altro fine, ovvero quello di consentire a chiunque di avere sempre una difesa tecnica quando è assogettato ad un procedimento penale.

Infatti il difensore d’ufficio è un avvocato che viene nominato dallo Stato per difendere l’imputato non ancora provvisto di proprio difensore di fiducia, o che ne sia rimasto privo, e ciò con il solo fine di garantire il diritto di difesa tecnica ne processo.

Per questa ragione il difensore d’ufficio non è nominato dalla parte previa verifica del requisito di ammissibilità  al gratuito patrocinio e, per l’effetto, il suo costo deve essere poi sostenuto dall’imputato, e non dallo Stato.

Quindi ricordate bene questa differenza fondamentale se doveste mai trovarvi nella situazione di dover essere difesi da un difensore d’ ufficio. Informatevi nel dettaglio se suddetta figura sarà soggetta al gratuito patrocinio o meno, onde evitare sorprese spiacevoli.