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Cessione del Quinto Rifiutata: i Vari Casi

La cessione del quinto può essere rifiutata in alcuni casi. Anche se questa modalità di prestito personale è fra le più diffuse, in particolare fra lavoratori e pensionati, oltre ad essere abbastanza facile da ottenere, può capitare che venga rifiutata. Di seguito ne analizzeremo i requisiti per ottenerla con un occhio di riguardo alle limitazioni.

 

I requisiti della cessione del quinto e in quali casi può essere rifiutata

La cessione del quinto è un ottimo modo per ottenere un prestito per tutti coloro che hanno un entrata fissa mensile (costituita in particolare da pensione o busta paga). In questo caso saranno direttamente INPS (per i pensionati) o il datore di lavoro (per lavoratori dipendenti), a provvedere a versare al creditore la rata mensile trattenendola direttamente dallo stipendio.

Vi sono però alcuni casi in cui questa garanzia non è sufficiente agli occhi di banche e istituti di credito, vediamo insieme quali sono.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, i maggiori problemi si riscontrano quando sono impiegati in aziende private di piccole dimensioni (con meno di 16 dipendenti), ritenute realtà poco solide. Ad influire sul possibile rifiuto della cessione del quinto vi è anche l’età dell’azienda (considerata troppo giovane se aperta da meno di due anni), i bilanci non del tutto chiari, ma anche un TFR troppo esiguo (per via di una recente assunzione) o l’evidente stato di salute cagionevole del richiedente.

Nel caso dei pensionati, invece, quello che influisce maggiormente è l’età. Se si superano gli 80 anni è infatti sempre più difficile ottenere il finanziamento. Anche il tipo di pensione percepita e il suo importo possono influenzare il rifiuto. Se, ad esempio, tolta la rata del prestito non si arriva a 500 euro mensili, il finanziamento verrà rifiutato.

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Più trasparenza sui mutui immobiliari

Dopo la lunga crisi che ha colpito praticamente ogni settore dell’economia italiana, finalmente si sta vedendo una ripresa significativa negli ultimi mesi, in particolare nel mercato immobiliare che ha visto a luglio di quest’anno un incremento dell’ 1,8% rispetto allo stesso periodo nello scorso anno per quanto riguarda l’erogazione di mutui alle famiglie. Questo dato positivo è stato accompagnato dall’annuncio da parte dell’ ABI (Associazione Bancaria Italiana) della stesura di nuove linee guida per dare più trasparenza ai mutui.

Le Linee Guida, così definite, si focalizzano principalmente sulle valutazioni immobiliari, definendone un protocollo che risulterà essere vantaggioso sia per l’acquirente che per l’istituto di credito che dovrà erogare il prestito. Il testo è già presente nel 73% degli sportelli bancari, ma anche in tutti gli ordini e collegi rappresentativi dei professionisti abilitati alla valutazione e in tutte le numerose società di valutazione immobiliare.

Le Linee Guida introducono un sistema di valutazione più attento e mirato per gli immobili, tenendo conto anche delle caratteristiche energetiche e di sicurezza sismica e idrogeologica degli edifici, nonché delle aree verdi di pertinenza degli stessi. Questo renderà di fatto le valutazioni oggettive e confrontabili donando al mutuatario e all’istituto di credito una maggior consapevolezza del valore reale dell’ immobile stesso e del conseguente investimento.

Per garantire ulteriore trasparenza nella valutazione immobiliare alcuni dei seguenti principi assumono una particolare rilevanza: il valore di mercato, il codice di condotta dei Periti, procedure e metodi di valutazione, il metodo del confronto di mercato e il metodo finanziario. In aggiunta alle Linee Guida, durante il tavolo Tecnico che le ha sviluppate, è stato redatto anche un documento in collaborazione fra ABI e le associazioni di periti (Tecnoborsa e Assovib), il quale tiene conto anche dei dettami europei in merito ai mutui.

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Offendere su Facebook è considerato reato

La notizia è di qualche giorno fa, la decisione di riconoscere l’ offesa tramite commenti sulle bacheche di Facebook come un reato di diffamazione a mezzo stampa è stata presa dalla Corte di Cassazione in merito ad una vicenda che riguardava proprio commenti offensivi lasciati su una bacheca di Facebook di un utente.

Questa nuova sentenza apre quindi le porte ad una nuova frontiera della comunicazione, in cui anche l’ offesa online può essere considerata un reato grave quale la diffamazione. La Corte di Cassazione ha infatti spiegato nella suddetta sentenza che: essendo Facebook (ed altri social network) luoghi di condivisione di gruppi di più persone (siano esse anche limitate ad un piccolo gruppo dalle impostazioni della privacy scelte dall’utente) rimangono comunque mezzi di diffusione di massa, sui quali un’ offesa o un atto diffamatorio può raggiungere più persone aggravando la situazione dell’ utente vittima della suddetta.

Con questa sentenza storica abbiamo quindi un vero e proprio reato perseguibile penalmente che potrebbe cambiare la faccia di molti social network e dei rapporti digitali che ogni giorno abbiamo col prossimo. Non è infatti una novità come su internet spesso gli utenti si lascino andare ad insulti poco gradevoli, forti del fatto di essere protetti dietro ad uno schermo. Una sentenza a nostro modesto parere giusta, che speriamo cominci finalmente a regolamentare una terra di nessuno in cui tutto era concesso.

Quindi in conclusione, da oggi quando utilizzerete il vostro social network preferito, tenete presente che state un mezzo con capacità di diffusione delle informazioni potenzialmente illimitate. Questo in caso di commenti negativi ed offensivi potrebbe portarvi serie conseguenze legali.

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Diritto di Difesa: l’ignoranza diffusa

Il tema del diritto di difesa è da sempre terreno fertile per l’indignazione del pubblico, soprattutto quello più ignorante. Perchè difendere un criminale il cui reato è già stato comprovato? Come mai gli avvocati, nonostante la flagranza, continuano a “sostenere” la causa del loro cliente? Vediamo insieme perché è sbagliato prendersela con chi esercita solo la propria professione.

L’ultimo caso di indignazione popolare riguarda gli attacchi sui social da parte di commentatori ignoranti che hanno preso di mira non il colpevole del reato, ma ben sì l’avvocato che ne ha assunto le difese. Questo è solo l’ennesimo esempio di quanta necessità vi sia di insegnare, in maniera più approfondita, il diritto nelle scuole.

Non dobbiamo diventare tutti giudici esperti di Costituzione, ma almeno conoscerne i dettami più importanti, anche e soprattutto per noi stessi, sarebbe utile. Il diritto di difesa è infatti uno dei principi più importanti codificati nel documento costituzionale sui cui si basa la nostra Repubblica.

Non si tratta di difendere ciecamente un imputato già palesemente colpevole, ma di assicurare il rispetto dei diritti che anche a lui la Costituzione garantisce. Quel che crea confusione è proprio il fraintendimento della parola “difesa”, che in diritto assume un significato più ampio rispetto all’ accezione comune.

Non dovremmo essere così ansiosi nell’elargire giudizi, soprattutto se dettati dall’ ignoranza e l’incompetenza, men che meno si dovrebbero attaccare coloro che, dopo anni di studi sulla materia, sanno come svolgere il proprio lavoro. Educare al rispetto altrui, istruire sui diritti ed imparare a parlare solo se si ha cognizione di causa, sono tutti insegnamenti di cui il popolo italiano ha Bisogno.

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L’azienda multi servizi, cos’è?

azienda multiservizi

Secondo il diritto italiano possiamo identificare come società multi servizi quell’azienda che si occupa dell’erogazione di due o più servizi pubblici come ad esempio allaccio di acqua e gas, gestione dei rifiuti, pulizia delle strade, illuminazione pubblica, cura del verde e via discorrendo. Essa provvede quindi a fornire tutti quei servizi che servono alla comunità, destinati a migliorarne la situazione ambientale e pratica.

Solitamente ogni regione ha 2 o 3 società multi servizi che si occupano della gestione del territorio per gli aspetti sopra riportati, tanto per citarne alcune fra le più famose in base alle determinate regioni in cui operano:

  • Parte della Liguria, Piemonte, parte dell’Emilia ed altre partecipazioni locali: Iren SpA
  • Lombardia: A2A SpA (con altre partecipazioni locali) e LGH SpA
  • Parte dell’Emilia, Romagna, parte delle Marche, Veneto e Friuli-Venezia-Giuli: Hera SpA
  • Parte della Toscana, Umbria e parte del Lazio: Acea SpA
  • Territorio veronese e 4.000 comuni in Italia: Gruppo AGSM

Suddette società possono essere a capitale pubblico, gestite quindi direttamente dallo Stato o dalla Regione, o a capitale privato (o misto pubblico privato) in cui per ottenere la gestione di un determinato servizio, l’azienda deve prima vincere una gara d’appalto.

Queste aziende permettono ai cittadini di avere servizi regolari mantenendo la comunità vivibile ed ottimale. Naturalmente vi sono anche alcuni vantaggi economici non indifferenti di cui tenere conto durante la gestione delle risorse.

Pratica del tutto comune è la fusione di più aziende che spesso, per salvarsi da tracolli economici, decidono di unire i propri sforzi e prendono in carico settori specifici dei servizi pubblici, divenendo poi un’ unica grande società.

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Assicurare il prestito: come si fa?

Assicurare il prestito è una delle scelte più sagge per tutti coloro che richiedono finanziamenti a lungo termine che potrebbero gravare pesantemente sulle spese familiari. Sottoscrivere una polizza assicurativa che provveda a risarcire il mancato pagamento di una rata alla banca o a saldare il conto in caso di decesso o incapacità del richiedente, è una prassi non obbligatoria ma fortemente consigliata.

L’unico caso in cui la sottoscrizione di un’ assicurazione è obbligatoria per legge è in presenza della cessione del quinto dello stipendio o della pensione. In questo caso si utilizzerà una polizza rischio impiego per i lavoratori o una polizza sulla vita per la cessione del quinto della pensione. Negli altri casi invece l’obbligatorietà viene meno ma è comunque un’ opzione da tenere in considerazione.

Non a caso gli istituti di credito sono più propensi ad erogare il finanziamento se il richiedente si impegna ad assicurare il prestito, perché ciò funge essenzialmente come ulteriore garanzia. Naturalmente questa opportunità è da valutare in presenza di grosse somme o di prestiti a lungo termine, così da tutelare il proprio nucleo familiare in caso di eventuali problemi finanziari o licenziamenti.

Per assicurare il prestito vi sono vari modi, il più semplice di solito lo offrono direttamente le banche. Al momento della stipulazione del finanziamento viene spesso suggerita all’ intestatario questa possibilità, mentre altre volte essa è un requisito fondamentale perché l’istituto di credito accetti di erogare il finanziamento.

Anche per l’assicurazione vi sono un’ infinità di offerte, è bene dunque informarsi nel dettaglio con le varie compagnie assicurative sulle offerte più convenienti.

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Escrow: perché dovresti farlo

escrow

In molti ci hanno chiesto di parlare dell’ escrow e del perché si dovrebbe fare. In questo articolo abbiamo quindi deciso di dare una risposta il più chiara possibile ai nostri utenti avvalendoci dell’aiuto di una nota società di sicurezza digitale come eWitness, per fornire informazioni il più corrette possibili.

Cominciamo con il capire cos’è l’ escrow e quali sono i suoi vantaggi; per fare ciò vi invitiamo ad immaginare questa situazione: Il soggetto A (padre) possiede una certa quantità di denaro che vuole dare al soggetto B (figlio) ma solo quando egli sarà diventato maggiorenne. A in questo caso decide di incaricare il soggetto C (solitamente un’ agenzia di sicurezza come eWitness), di conservare il denaro ed erogarlo soltanto al verificarsi delle condizioni da lui specificate, nel nostro esempio il compimento dei 18 anni per B.

Questo banale esempio è il modo migliore per riassumere l’ escrow. Il depositante (A nel nostro esempio), stipula un contratto col fiduciante (C eWitness) a beneficio del beneficiario (B il figlio) nel momento in cui si avverino le condizioni previste nel contratto.

Viene da sé che la convenienza di questo accordo sta nel mettere al sicuro un capitale, un oggetto, dei contanti, dei documenti eccetera, fino al momento della loro cessione al destinatario. eWitness inoltre fornisce in parallelo a questo servizio anche quello per la firma grafometrica, un baluardo difensivo praticamente inespugnabile che garantisce l’univocità della firma del depositante.

Se sei interessato a questo tipo di servizio, ti invitiamo a dare un’ occhiata al link riportato in questo medesimo articolo per ulteriori approfondimenti direttamente sul portale di eWitness.

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Mutui per i figli: cosa fare e non fare

mutuo figli

Per i giovani, cominciare una nuova vita in autonomia, soprattutto in questi tempi difficili, non è certo una passeggiata, ecco perché spesso i genitori si offrono di aiutarli sobbarcandosi in parte o in toto le eventuale spese per il mutuo della loro prima casa. Questo atto di buon cuore però può avere risvolti negativi, in particolar modo quando i figli sono più di uno, in questo articolo cercheremo quindi di dare alcuni suggerimenti su come creare un mutuo ai propri figli nella più totale trasparenza.

Le procedure più comunemente utilizzate dai genitori per aiutare i figli con i mutui sono due: la donazione di denaro oppure il pagamento totale o parziale direttamente al venditore. Entrambe queste procedure hanno pro e contro dal punto di vista legale, in particolar modo per ciò che riguarda la parte di eredità legittima che spetta ad eventuali fratelli e sorelle del figlio beneficiario del prestito, vediamo dunque un breve approfondimento per entrambe.

Partiamo dalla donazione di denaro: Per prima cosa i genitori forniscono ai figli le risorse finanziarie necessarie a pagare il prezzo concordato con il venditore. In questo caso la donazione deve essere perfezionata con atto pubblico davanti a un notaio a pena di nullità, a meno che l’importo non sia estremamente contenuto. Il passaggio successivo è la compravendita della casa, con cui il figlio, che ha incassato la donazione, pagherà il prezzo pattuito per la casa.

Il vantaggio di questa operazione è che dall’atto di compravendita non emerge alcuna liberalità, che potrebbe costituire un problema futuro, all’atto di vendita dell’abitazione. La donazione di denaro fino a euro 1.000.000 per ciascun genitore e per ciascun figlio non comporta il pagamento dell’imposta di donazione. Gli atti notarili hanno comunque un costo che, seppur contenuto, costituisce lo svantaggio di questa duplice operazione.

L’alternativa è il pagamento diretto dell’immobile da parte del genitore. In questo caso però si tratta di una liberalità che, come dicevamo in precedenza, potrebbe creare problemi in caso di vendita.

Ricordiamo che gli istituti di credito sono restii a concedere mutui su case donate, per il problema delle rivendicazioni di eventuali eredi non soddisfatti. Inoltre si corre il rischio di controlli dell’Agenzia delle Entrate a carico dell’acquirente in ordine alla provenienza del denaro impiegato nell’acquisto.

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Applicare Keynes per rilanciare l’economia dei territori colpiti dal sisma

keynes territori terremotati

I tragici eventi degli ultimi mesi avvenuti nelle regioni di Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria, hanno letteralmente cancellato alcuni paesi. Nonostante fortunatamente le vittime umane del sisma questa volta siano state contenute, a pagare il prezzo maggiore della tragedia sono stati gli edifici e le economie dei comuni colpiti, trasformandoli in molti casi in veri e propri paesi fantasma, svuotati dei propri abitanti costretti ad andarsene probabilmente per sempre.

Negli scorsi giorni però qualcuno ha avanzato un’ interessante proposta che consentirebbe di rilanciare l’economia delle zone vessate dal terremoto, recuperando aziende ed investendo sul territorio, insomma potrebbe esserci all’orizzonte un nuovo bagliore di speranza ed una reale possibilità di investimento. L’idea è quella di applicare le teorie di uno dei maggiori economisti del XX secolo, John Maynard Keynes.

In una delle sue teorie più famose Keynes sostiene che per fare rimettere in modo un’economia con capacità produttive non utilizzate e disoccupazione si potrebbero assumere dei lavoratori per scavare buche profonde, mettervi delle bottiglie contenti banconote di grosso taglio, chiuderle e poi pagare altri lavoratori per scavare di nuovo per recuperare le banconote. Così si mette in moto una domanda multipla. I lavoratori spendono il salario con una nuova domanda di beni e servizi.

Per scavare le buche si ordinano macchinari e attrezzature; per sistemarle occorre calce e per riaprirle altri attrezzi. Quindi nasce una nuova domanda di beni di investimento e di materiali per l’edilizia. Le imprese di beni di consumo, dato l’aumento di domanda, fanno nuovi investimenti. C’è così un moltiplicatore della spesa iniziale che genera la ripresa, nuovo reddito, un nuovo risparmio ex post.

Anziché lavorare per recuperare le banconote nelle bottiglie, bisogna recuperare edifici, vie di comunicazione, beni culturali e ricostruire ciò che è stato distrutto. C’è, come nell’esempio di Keynes, potenzialmente, un moltiplicatore importante nel settore edilizio e in quelli a esso strumentali e nei beni e servizi offerti dalle imprese domestiche. Con investimenti rapidi e mirati potrebbe quindi essere possibile ridare vita ai territori colpiti dal sisma rilanciandone l’economia.

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Mutui prima casa: le offerte di dicembre

mutui prima casa

I prezzi degli immobili, ancora in ribasso a causa della recente crisi, contribuiscono a rendere convenienti i mutui per la prima casa che gli italiani possono richiedere. In questo breve articolo daremo qualche idea concreta sull’andamento del settore immobiliare e sulle offerte attualmente disponibili nel mese corrente, così da aiutarti a scegliere quello che più si avvicina alle tue esigenze. Vediamo insieme cosa ha in serbo per te il mercato questo mese!

L’Ufficio Studi Tecnocasa ha messo a confronto l’acquisto di un trilocale di 90 metri quadri in dieci principali città, ipotizzando per l’anno 2012 il ricorso a un mutuo della durata di 25 anni al tasso medio del 4% e un loan-to-value dell’80%. La città che ha registrato il gap di prezzo più importante è Genova: 183.700 euro il prezzo pagato cinque anni fa contro i 110.200 euro di quest’anno, con un mutuo a tasso fisso al 2,10% e una rata mensile che passa da 775,71 euro a 377,98 euro: un calo del 50%.

Come puoi vedere dunque il risparmio di cui ti stiamo parlando è concreto e tangibile, ecco perché, se sei in procinto di acquistare una nuova casa, questo è il momento migliore per investire i tuoi risparmi e scegliere un mutuo prima casa conveniente e soprattutto duraturo nel tempo.

Per i mutui a tasso fisso ti consigliamo di dare uno sguardo a Mutuo Promo – Tasso fisso di Banco BPM che ha una rata mensile di 565,65 euro al Tan dell’1,90% e Taeg 2,07%. La durata del prestito va dai 10 ai 30 anni. Altro mutuo a tasso fisso molto interessante è quello di  Webank.it caratterizzato da una rata di 583,44 euro al Tasso Fisso del 2,17% e Taeg 2,21% che include anche l’assicurazione contro incendi e rischi gratuitamente.

Per i mutui a tasso variabile invece ti consigliamo Mutuo Pratico a tasso variabile di Deutsche Bank con rata di 506,34 euro mensile al Tan dello 0,96% e Taeg 1,07%; oppure Mutuo a Tasso Variabile Semprelight di IWBank con rata mensile di 514,91 euro e Tasso a regime dell’1,10%. Il Taeg è 1,12%.